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Lanciano   Attualità 19/05

Preoccupazione alla Pierburg di Lanciano per il futuro di 114 lavoratori, scatta lo sciopero

I sindacati: "Impegni non rispettati"

Preoccupazione crescente alla Pierburg di Lanciano. A suonare un campanello d'allarme sono le rsu e le segreterie di Fiom, Fim e Uilm che definiscono la situazione attuale "una storia tradita". 

La crisi dell'azienda metalmeccanica si è acuita nel 2011, quando al ministero dello Sviluppo economico fu sottoscritto un accordo per il mantenimento di una soglia minima di 103 lavoratori. Nel recente incontro tra sindacati e dirigenza, quest'ultima ha avanzato la necessità di rivedere quegli accordi. Secondo le sigle sindacali ci sarebbero troppi segnali che fanno temere la decisione di un forte ridimensionamento nello stabilimento lancianese che oggi occupa 114 persone. Per questo, domani 20 maggio, davanti alla fabbrica si terrà uno sciopero con presidio con l'obiettivo di informare opinione pubblica e istituzioni e prendere contatti con i lavoratori dello stabilimento di Livorno: gli operai incroceranno le braccia dalle ore 7:45 alle ore 9:45 per il primo turno e per il centrale e dalle ore 17 alle 19 per il secondo turno.

"I vertici locali – spiegano le tre sigle – e il dott. Kasperlik per l’ennesima volta hanno compiuto l’ennesimo giravolta rispetto agli impegni presi. Ripartendo a ritroso, nel 2011 la Pierburg con le organizzazioni sindacali e le rsu al Mise ha sottoscritto un accordo che trasformava l’azienda di Lanciano in uno stabilimento destinato a produrre piccole serie di primo impianto e ricambi after market, previsti investimenti e l’arrivo di produzioni e il mantenimento di una soglia minima di 103 fra Lavoratrici e Lavoratori proporzionalmente ai servizi presenti in quel momento in azienda. L’accordo prevedeva inoltre che le lavorazioni sarebbero state reintegrate nel caso il mercato subisse una riduzione di volume e l’impegno a elaborare un piano alternativo nel caso di problemi".

"In seguito, nel 2019, a fronte di una riduzioni di volumi e degli accordi in essere, ci incontrammo con Pierburg Lanciano e il responsabile della divisione Msi della Pierburg, Kasperlik, concordammo con un accordo sottoscritto l’arrivo di nuove produzioni per un valore che oscillava fra i 6,3 e 7,4 milioni di euro. L’accordo avrebbe dovuto avere effetti dai mesi successivi, in paralleo sono state fatte altre azioni per rendere più competitivo lo stabilimento: rinnovo del PDR con l’introduzione di diverse flessibilità per ridurre i costi del lavoro per un certo periodo favorendo il ricambio generazionale. Ad oggi la Pierburg non ha rispettato i contenuti degli accordi stipulati. Le lavorazioni non sono arrivate, i contenuti del Pdr sono stati messi in discussione non riconoscendo il dovuto e costringendo le lavoratrici e i lavoratori ad azioni di lotta per pretendere le spettante mentre il ricambio generazionale è rimasto solo sulla carta. Ad oggi sono usciti con quota 100 oltre 30 persone, nei prossimi mesi usciranno altre persone e l’azienda non ha rimpiazzato nemmeno un posto di lavoro, ci dicono che le assunzioni sono bloccate per via della crisi. Ci sforziamo di comprendere ma non ci riusciamo, il reparto manutenzione e l’ufficio ingegneria sono praticamente azzerati, la Pierburg di Lanciano rischia la paralisi. Tutti questi indizi ci portano ad una conclusione, la Pierburg evidentemente ha deciso di disimpegnarsi a Lanciano".

"Alla luce di quanto sta accadendo, abbiamo posto tutte le nostre perplessità nell’incontro del 4 maggio 2021, la Pierburg è venuta a spiegarci che l’accordo del 2019 è saltato, che quanto previsto aveva un costo troppo alto per essere realizzato e che a causa del diesel gate i clienti non volevano che le produzioni fossero spostate. Le cose sono due: hanno preso in giro i lavoratori, non sono stati in grado di fare un’analisi di quanto loro stessi hanno messo sul tavolo. Sempre in quell’incontro, ad un certo punto, l’azienda ci dice che è necessario rivedere quanto pattuito nel 2019, che ci sono altri progetti, nuove idee, ma il vero problema è la Pierburg non ha specificato di cosa si tratta, di quali volumi, della tempistica e se i livelli occupazionali saranno mantenuti. Poi la ciliegina della giornata, al tavolo ci viene detto: 'non ci assumiamo la responsabilità di quello che vi stiamo comunicando', cioè, vi diciamo che ci sono dei piani, ma se poi non ci saranno o non saranno rispettati non fatecene una colpa. Il problema c’è ed è molto grande, la Pierburg, una delle aziende più longeve della Val di Sangro, una delle aziende più moderne dal punto di vista del confronto sindacale, le cui esperienze fanno scuola su altri tavoli, non può dire una cosa del genere, è irrispettoso per le lavoratrici, per i lavoratori, per le organizzazioni sindacali e per la sua stessa storia". 

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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