Le mamme del 2020: nuove vite in un mondo nel caos - I racconti di 4 neo mamme tra paure, incertezze e gioia nell’anno della pandemia

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Lanciano   Attualità 26/12/2020

Le mamme del 2020: nuove vite in un mondo nel caos

I racconti di 4 neo mamme tra paure, incertezze e gioia nell’anno della pandemia

In quest’anno che sta per volgere al termine, abbiamo imparato a convivere con un virus che ci ha tolto la nostra più semplice quotidianità e tranquillità e abbiamo visto crescere, di giorno in giorno, il numero dei deceduti a causa del Covid, in un triste conteggio che da, 10 mesi, ormai scandisce le nostre giornate.

Ma durante questo periodo, c’è un’altra conta da fare, più bella, gioiosa e leggera: quella dei nati. Sì, perché anche durante questo annus horribilis, i bimbi non hanno mai smesso di venire al mondo e le mamme, tra un lockdown e l’altro, non hanno mai smesso di darli alla luce. Tra difficoltà, paure, divieti e incertezze culminati però in una gioia senza fine, Monica, Vincenzina, Erika e Chiara, le mamme del 2020, hanno voluto raccontarci la loro esperienza, nell’anno della pandemia.

“Durante i primi mesi di gravidanza ho vissuto insieme al mio compagno Riccardo a Rubano, in provincia di Padova, per motivi di lavoro. - ci racconta Erika, mamma di Chiara, nata il 1 luglio 2020 - A seguito di uno dei miei vari controlli periodici in gravidanza, all’inizio di marzo sono ripartita per tornare in Abruzzo, ho salutato Riccardo promettendo di ripartire dopo una settimana, senza sapere che di lì a poco saremmo stati divisi dal lockdown e ci saremmo rivisti solo dopo 113 giorni. Un papà lontano dalla sua bimba che cresceva nel mio ventre, - ricorda Erika - ed io una mamma sola a sentire la piccola Chiara scalciare, giocare e dormire ignara di tutto quello che accadeva fuori dalla mia pancia. No, non è stato facile, non sapevamo cosa ci aspettava e soprattutto quando ci saremmo potuti di nuovo abbracciare e se fossimo stati insieme il giorno della nascita della nostra bambina”.

Un percorso a ostacoli iniziato a metà dalla gravidanza per queste giovani mamme che si sono trovate costrette a fare i conti con un modo di vivere totalmente diverso e la paura non solo per il futuro, ma anche per il presente. “I primi mesi della mia gravidanza sono stati bellissimi, provavo un benessere che non avevo mai provato prima ed ero felice. - ci dice Vincenzina, mamma di Alberto, nato il 28 giugno 2020 - Poi a febbraio la prima batosta, non mi è stato rinnovato il contratto di lavoro e poi l’ultima visita insieme al mio compagno e dall’oggi al domani, nelle nostre vite improvvisamente una sola parola: il covid”. E allora queste mamme, chiuse in casa, ne hanno approfittato sì per riposarsi e far crescere i loro pancioni nella calma delle quattro mura domestiche, ma proprio lì, chiuse in casa, la testa iniziava a pensare, pensare, pensare.

“Devo ammetterlo, il lockdown di primavera non l’ho vissuto malissimo perché ne ho approfittato per concentrarmi sulla mia gravidanza. - racconta Monica, mamma di Iris, nata il 26 giugno 2020 - Ora però la situazione inizia a pesarmi. Sicuramente per la difficoltà di vedere i nostri parenti, l'idea continua di un possibile contagio e di non poter fare una vita normale, ma soprattutto per l’incertezza del futuro e la paura, sempre più grande, di non trovare un lavoro e di non poter aiutare economicamente la mia famiglia né realizzarmi personalmente. Già per una mamma non è facile, con una globale, lo diventa ancora di più”.

La precarietà, le insicurezze ed il disorientamento di quest’anno, in queste giovani mamme, si sono mischiati con le paure legate agli aspetti più “pratici” della gravidanza: visite, acquisti, corsi preparto e accesso in ospedale, tutto con un enorme punto interrogativo. “Il 2020 doveva essere il mio anno perfetto, ma si sa in fondo che la perfezione non esiste, no? - dice con un sorriso ironico Chiara, mamma di James Mòran, nato il 5 luglio 2020 - Sarebbe stato troppo semplice, vero? Ma nonostante tutto, ho avuto comunque una gravidanza bellissima, impastando a più non posso, facendo lunghe passeggiate ed esercizi di aerobica in 50 mq appartamento”.

E dopo un corso pre parto online ed un altro, finalmente, in presenza, in cui poter conoscere altre mamme, guardarsi negli occhi e sorridersi da sotto le mascherine, la paura più grande: dover affrontare il parto da sole perché le norme anticovid, insieme alle nostre viste, hanno rivoluzionato anche gli ingressi in ospedale, in questo caso il Renzetti di Lanciano. Un travaglio affrontato in solitudine, come vere eroine, e poi finalmente mano nella mano con i papà, ammessi in sala parto, tra mascherine, distanze e norme anticovid, ma fortunatamente presenti.

“La cosa più brutta? - ricorda Chiara emozionandosi - Il mio compagno ha potuto tenere in braccio il suo bambino solo una volta a casa, dopo averlo visto in ospedale per una settimana, da dietro un vetro”. 

“Dopo la nascita di Alberto avrei voluto un abbraccio da mia madre, dalle mie amiche, la mia famiglia, ma non ho potuto vedere nessuno se non tramite videochiamata. - sottolinea ancora Vincenzina - È stato triste non poter vedere il mio compagno, oggi mio marito, con il nostro bimbo in braccio da subito. Insomma, nel 2020 ho avuto la fortuna di diventare madre però, diciamo la verità, nonostante la gioia, non è stato per niente facile”.

E non è stato semplice neanche una volta a casa quando, insieme all’ansia che accompagna ogni neo genitore, queste giovani mamme, hanno dovuto continuare a confrontarsi, e farlo tutt’ora, con un mondo che stenta a ripartire.

“Amo giocare con mia figlia, vederla crescere e divertirmi con lei, - ci racconta Monica - ma nei momenti bui, la paura per il futuro torna con forza ed è quello che mi pesa di più. La mia professoressa del liceo mi diceva che non sapeva se sarebbe mai diventata mamma per il timore di dare alla luce un bimbo in un mondo che tutto è tranne che perfetto. Ecco, nel 2020 questo pensiero si accentua”. Insomma, quando si crea la vita, mentre nel mondo regna sovrano il caos, nulla è semplice ma tutto, proprio come accade ad ogni mamma, può essere superato grazie al sorriso del proprio bambino.

“Non potrò mai provare le gioie dell’allattamento al seno per un cancro alla mammella diagnosticatomi all’età di 25 anni e a causa del quale ho subìto un intervento di mastectomia. - conclude Erika - Ma non per questo posso ritenermi meno fortunata, anzi, stringo tra le braccia il mio amore Riccardo e il nostro miracolo della vita Chiara e tutto il resto è solo un ricordo che mi fa apprezzare e ringraziare il presente e i suoi doni, e perché no, anche il futuro”.

di Martina Luciani (m.luciani@zonalocale.it)

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