8 MARZO - Alessandra, dall’università ad una vera passione: il volontariato in carcere - Insieme alla prof del liceo porta tra i detenuti progetti culturali e di recupero
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Lanciano   Personaggi 08/03

8 MARZO - Alessandra, dall’università ad una vera passione: il volontariato in carcere

Insieme alla prof del liceo porta tra i detenuti progetti culturali e di recupero

Alessandra Di Labio con (a sinistra) la prof Cristiana AntonelliGiovane, determinata, con una personalità solida e con un bel bagaglio di valori che difende strenuamente. E’ Alessandra Di Labio, studentessa di sociologia e criminologia che, a 23 anni non ancora compiuti, ha deciso di trasformare i suoi studi in volontariato, a servizio dei detenuti del carcere di Villa Stanazzo a Lanciano.

“Insieme alla mia professoressa del liceo, Cristiana Antonelli, circa un anno e mezzo fa ho deciso di iniziare questo percorso con i detenuti facendo con loro attività culturali e di recupero. - ci racconta Alessandra - E oggi, dopo tutto questo tempo, sono sempre più felice della mia scelta ed è proprio questo che, dopo la laurea, vorrei fare nella vita”.

Insieme alla professoressa Antonelli, Alessandra lo scorso anno ha vinto anche il premio del Centro per il libro e la lettura del Mibact [LEGGI QUI] con “Uomo, un patrimonio da salvare”, il progetto di promozione alla lettura fatto proprio con i detenuti del carcere di Lanciano. “A me sinceramente non interessano questi riconoscimenti, - dice Alessandra senza falsa modestia - questo premio è loro, non mio. Invece, per me, la più grande gioia è vedere che chi partecipa ai nostri incontri stia realmente facendo un percorso interiore importante, anche grazie ai nostri spunti di riflessione”.

Una scelta difficile e coraggiosa la sua. A 22 anni, infatti, decidere di lavorare in un carcere maschile di massima sicurezza non è da tutte ma, senza troppi giri di parole, lei dice di non aver mai avuto paura. “Dopo il primo incontro, sono uscita fuori e sono scoppiata in un pianto disperato. - ci confessa Alessandra - Le mie lacrime erano di emozione e soddisfazione perché mi ero resa conto di aver trovato la mia strada. E’ difficile per una ragazza andare oltre quelle sbarre? Se dicessi di no sarei un’ipocrita, ma io posso dire di essere stata accolta in modo pulito dalla direzione, dal personale e dai detenuti; se ti mostri aperta al dialogo e senza pregiudizi - spiega - loro si apriranno con te”.

Oggi, sempre insieme alla prof Antonelli, con cui ha stabilito un vero rapporto di empatia, porta avanti un progetto sulla storia e sui miti, cercando di utilizzarli come ponte per andare alla ricerca dell’io più profondo dei partecipanti ai corsi. “Oggi sono in 46 e si mostrano ogni volta più interessati e coinvolti. - racconta Alessandra - E sono sempre di più i momenti che mi rendono orgogliosa di quello che sto facendo, ma soprattutto è immenso l’affetto che riescono a darci”. 

E in realtà parla di un percorso che, in un certo senso, serve forse più a lei che ai detenuti perché ogni volta è ‘costretta’ a mettersi in gioco e in discussione in un rapporto quasi alla pari, dove non ci sono lezioni frontali ma lunghi e stimolanti dibattiti.

“So che può sembrare strano che una ragazza della mia età abbia una passione come questa ma, - sottolinea ancora - mi sentirei di consigliarla a tutte quelle persone che hanno, sì grandi consapevolezze ed una personalità forte, ma soprattutto voglia di fare un viaggio dentro se stessi, insieme a chi ha sbagliato ma sta provando a migliorare. Al di là di quelle sbarre ci si rende conto che, neanche troppo in fondo, siamo tutti essere umani”.

 

 

di Martina Luciani (m.luciani@zonalocale.it)

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