Benedetta, dalla malattia alla vita, lancia un messaggio ai giovani: "non autodistruggetevi" - 8 Marzo - 27 anni, un linfoma, la rinascita e poi "Benedetta Vita" nelle scuole

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Lanciano   Personaggi 08/03

Benedetta, dalla malattia alla vita, lancia un messaggio ai giovani: "non autodistruggetevi"

8 Marzo - 27 anni, un linfoma, la rinascita e poi "Benedetta Vita" nelle scuole

27 anni, i capelli appena tagliati, lo sguardo deciso, senza peli sulla lingua ed un linfoma alle spalle con cui ha combattuto per tre anni. E’ Benedetta Iannamico, una ragazza a cui non mancava nulla ma che, a 23 anni, aveva iniziato un percorso di vera e propria autodistruzione del proprio corpo e di se stessa, percorso che l’ha portata alla scoperta di un linfoma con cui si è trovata a combattere per tre lunghi anni.

Da circa un mese, con i fedeli compagni di viaggio Gino Parini, Francesco Cicchini ed i clown della Tavolozza dei Sorrisi, ha intrapreso un nuovo percorso, “Benedetta Vita”, in giro tra le scuole del territorio per raccontare di sé, ma soprattutto per dire ai ragazzi di non autodistruggersi. “Quando il peggio era ormai passato, i medici mi hanno chiesto cosa volessi fare della mia vita - ci dice Benedetta - ed io ho risposto tre semplici cose: mangiare i crudi in un ristorante di San Vito, parlare con le donne e parlare con i ragazzi, e così è nata Benedetta Vita”.

Senza perdere mai l’ironia, Benedetta sa essere molto profonda e si siede a terra, a gambe incrociate, in mezzo ai ragazzi, a scuola, per parlare di sé e raccontare di come il suo vero “mostro” non sia stato il tumore che, oggi, a distanza di anni chiama “l’amico linfoma”, ma tutti quei demoni che si portava dentro da prima, ma che non riusciva a contrastare. La paura di ingrassare, l’attenzione al cibo, la palestra e tutti quei mostri che le avevano fatto costruire una vita che all’apparenza sembrava un impero, ma in realtà era solo un altissimo muro.

 “Oggi lo ringrazio il mio tumore perché è stato grazie a lui che sono riuscita a tirare fuori tutto il resto. - racconta a Zonalocale - Anche se continuo a sbagliare ed inciampare, sono più consapevole, perché ad amare noi stesse non ce lo insegna nessuno, ma io ho capito che non bisogna arrivare a guardare la morte in faccia per accettarsi e smetterla di autodistruggersi”.

Nelle scuole parla della malattia, della chemio, della sua iniziale resistenza alle cure e poi, piano piano, della rinascita, dal tumore e dalle sue paure. “Il mio mostro si chiama tumore, ma ci sono tumori invisibili che fanno male e mettono alla Benedetta durante la malattiaprova allo stesso modo. - spiega Benedetta - Un divorzio, un lutto, la perdita di un lavoro o di un amore, ma anche semplicemente l’interrogazione di inglese. Ognuno ha i suoi demoni e ogni demone può portare all’autodistruzione. Ecco, io non vado nelle scuole a dare soluzioni, ma a porre domande”. E se all’inizio i ragazzi sembrano un po’ annoiati, man mano che Benedetta prosegue nel suo racconto, si fanno sempre più interessati ed attenti fino a farle domande che, spesso, la mettono in crisi.

“Mi fanno domande sulla chemio, sulla perdita dei capelli, sulla mia famiglia, le mie giornate tipo quando non stavo bene. - ci dice - E mi chiedono anche consigli su come realizzare i propri sogni se non riescono a riconoscerli. Ogni incontro è per me bellissimo e insieme devastante e ne esco ogni volta più arricchita”. E’ un obiettivo ambizioso quello di Benedetta che forse la aiuta anche a dare un senso a ciò che ha vissuto. “Quando un ragazzo capisce che si sta autodistruggendo, vorrei che si fermasse e si chiedesse perché. - sottolinea - E se fa un errore, che si rialzasse, pensando di essere comunque migliore del proprio sbaglio”.

Un discorso a parte lo meritano le donne, la loro naturale inclinazione a non amarsi, non rispettarsi, mettersi l’una contro l’altra ed a pensare troppo spesso di non essere abbastanza. “Io voglio che le donne si sentano belle a prescindere. - dice Benedetta - E’ indispensabile oggi insegnare alle donne ad amarsi ed a far capire che la loro vita non inizia e finisce con l’8 marzo. Se così fosse, festeggeremmo la nostra schiavitù e non la nostra libertà”.

Un percorso, quindi, quello di Benedetta che ha un solo filo conduttore: l’amore, per se stessi e per la vita. Perché, come le ha detto una volta il suo papà “quando si ama, non si perde, mai”.

 

Benedetta e la sua squadra, dopo le scuole di Casoli, Atessa e l’istituto d’arte di Lanciano, saranno il prossimo 13 marzo all’istituto alberghiero di Villa Santa Maria e poi a Lanciano al liceo scientifico (20 marzo), liceo classico (22 marzo), istituto De Titta (23 e 26 marzo e istituto Fermi (27 e 28 marzo).

di Martina Luciani (m.luciani@zonalocale.it)

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