Fiom: "In Sevel crescono i volumi produttivi, ma non le assunzioni" - Quale futuro per l’azienda dopo le dichiarazioni di Marchionne?

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Lanciano   Attualità 22/03

Fiom: "In Sevel crescono i volumi
produttivi, ma non le assunzioni"

Quale futuro per l’azienda dopo le dichiarazioni di Marchionne?

Antonio Teti, Davide Labbrozzi, Michele De Palma, Alfredo FegatelliLa cessione di Opel ai francesi di Psa Peugeot Citroen da parte di General Motors determinerà la nascita del secondo colosso europeo dell'auto dopo Volkswagen. E nello stesso tempo, questa maxi-operazione da 2,2 miliardi di euro riaprirà anche le trattative nell’intero comparto, a partire dal probabile accordo tra Gm e Fca Chrysler. “Ma a chi gioverà tutto questo? E chi pagherà?” si chiedono i rappresentanti della Fiom in Sevel prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne sull’alleanza con i francesi di Citroen. Ne hanno parlato Antonio Teti, RSA Fiom Sevel, Davide Labbrozzi, Fiom Chieti, Michele De Palma, Fiom nazionale e Alfredo Fegatelli, Fiom Abruzzo.

“Che cosa succederà nell’assetto dell’azienda? - chiede Davide Labbrozzi  - Quale sarà il suo ruolo sociale? I salari ne risentiranno?”. Tutte domande che ad oggi non trovano ancora risposta ma non fanno riposare tranquilli i sindacati che, anche nell’ultimo anno, hanno visto un volume produttivo volare sempre più verso numeri altissimi in modo però tristemente proporzionale ai carichi di lavoro. “E’ di alcune settimane fa la notizia di nuove 130 assunzioni in Sevel - dice Labbrozzi - ma dai nostri calcoli non basteranno a recuperare tutte le fuoriuscite degli ultimi anni per cui, anche in questo 2017, gli operai saranno costretti a sopportare una mole di lavoro per nulla equa rispetto al loro guadagno”.

Ciò che lamenta la Fiom, ancora una volta, è una crescita dei volumi che non va affatto di pari passo con le assunzioni che vuol dire una sola cosa: più carichi di lavoro. “Per questo chiediamo di aprire un tavolo vero - conclude Labbrozzi - che torni a dare dignità al ruolo del sindacato e che cerchi di recuperare davvero un rapporto tra azienda e lavoratori. Così, come sempre, è solo l’azionista che guadagna e i dipendenti restano a guardare”.

di Martina Luciani (m.luciani@zonalocale.it)

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